Giornalismo e innovazione

volontari glocalnewsUna professione in continua evoluzione culturale, tecnologica e con un nuovo testo unico che fa chiarezza una volta per tutte in ambito deontologico: il giornalismo oggi appare in fase di metamorfosi più che di cambiamento. Mentre la formazione universitaria mantiene un’impostazione prettamente teorica, il mondo del lavoro in questo campo schiaccia il piede sull’acceleratore.
Il festival Glocalnews offre agli studenti un’ottima occasione per misurarsi sul campo. Fino alla quarta edizione le porte erano aperte solo agli studenti dello IULM di Milano. Dal 2015 la possibilità è stata allargata ad altri Atenei: Università dell’Insubria, Università Cattolica, Università di Perugia e di Urbino. Ne parliamo con David Mammano, collaboratore e digital adviser di Varesenews che dalla prima edizione coordina il laboratorio professionalizzante del festival.

Quale ruolo giocano gli studenti universitari all’interno di Glocalnews?
Rappresentano la redazione digitale ufficiale del festival. Sono impegnati in attività giornalistica e di comunicazione coerente e integrata che converge nel sito Glocalnews. Utilizzano le piattaforme di comunicazione più innovative insieme alle tecniche di strorytelling digitale. Spetta a loro intervistare speaker e personaggi, realizzare le dirette twitter e liveblog durante la quattro giorni di novembre varesina. Non solo. Si occupano del post – evento e realizzano i resoconti multimediali e i riassunti dei momenti più salienti della manifestazione per il nostro sito ufficiale. Rappresentano insomma a tutti gli effetti, la voce del festival made in Varesenews.

In che modo vengono preparati a svolgere questa attività?
Dopo la selezione e la formazione a distanza, abbiamo un incontro con gli studenti a inizio festival. In seguito impostiamo il lavoro di redazione con i coordinatori e ad ognuno dei ragazzi viene assegnato un ruolo nell’attività di reporting. Obiettivo: acquisire le competenze per realizzare  le diverse attività comunicative online  in team o individualmente. Ogni gruppo di universitari dà vita così ad una redazione alla quale se ne aggiunge un’altra composta da tutti i caporedattori.

Dalla teoria univeritaria alla pratica sul campo di lavoro…
In effetti la motivazione per l’80% di loro è proprio quella di fare una preziosa esperienza. Tanto che l’Università di Perugia, ad esempio, ha ritenuto opportuno innestare questo percorso in modo concreto nell’iter universitario attribuendo ai ragazzi che partecipano dei crediti formativi. Nonostante il forte mutamento della professione giornalistica le università offrono ancora pochi laboratori e workshop pratici e per questo la partecipazione al nostro team redazionale costituisce un momento di crescita nella formazione degli studenti. Lavorando con loro in questi anni mi sono reso conto di quanto interesse abbiano a utilizzare concretamente gli strumenti di lavoro che nel campo giornalistico si fanno sempre più complessi e richiedono competenze sempre maggiori e diversificate. Senza contare che la partecipazione al festival entra poi a far parte del loro curriculum.

Siete già al lavoro per l’edizione 2017?
Ogni anno il progetto viene arricchito. Interessante può essere la formula di hackathon attorno ad un tema finalizzato ad un lavoro strutturato. Se fino ad oggi gli studenti hanno per lo più aderito ad un tema imposto da noi, l’idea è quella di renderli sempre più propositivi. Potrebbero, ad esempio, sviluppare durante il festival un magazine da inserire poi nel loro corso di laurea. Siamo aperti alle loro proposte e a nuove idee.

di Tiziana Troise (nel corso della stesura della tesi su globalizzazione e glocalizzazione)

 

 

 

 

 

 

 

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