L’informazione è glocal. La storia di Varesenews e non solo

redazione varesenews
La redazione di Varesenews nel marzo del 2009 al lancio della nuova veste grafica e con i nuovi servizi

«Nel ventunesimo secolo la saggezza popolare crea ancora delle massime, banali ma utili. Non nascono più nelle taverne o nei mercati come succedeva in passato, ma su internet. Ne ho trovata una che vorrei sottoporre alla tua attenzione: “L’arca di Noè fu costruita da dilettanti, mentre il Titanic fu costruito da professionisti”».

Quello che scrive Rob Brezsny, che di mestiere scrive oroscopi come pillole di saggezza, si addice bene alla realtà dell’informazione online locale in Italia. Un universo ancora poco esplorato, quando non addirittura snobbato. Considerato minore e poco attendibile, ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma sconta ancora una visione un po’ strabica che nasce da lontano.

Intorno al giornalismo locale in Italia, storicamente, si è avuto spesso un atteggiamento ondivago. Da una parte lo si considera come un elemento fondante delle comunità, una sorta di servizio pubblico che orienta pezzi della vita dei cittadini, e dall’altra lo si guarda un po’ come figlio di un dio minore, confinato in una sorta di limbo.

I giornalisti di provincia conoscono la ribalta quando i fatti di cronaca più drammatici risvegliano l’attenzione del grande pubblico. I delitti di Avetrana e la scomparsa della piccola Yara in questo hanno fatto scuola. Dentro (a) “frame” di informazione di questo tipo, al “circo mediatico” serve un ricambio di volti e voci, e così non basta più la grande firma o l’inviato della testata nazionale. Si cercano i direttori e i redattori dei giornali di provincia.

Spenti i riflettori tutto torna come prima e nessuno si occupa più della realtà dei giornali locali, nemmeno se hanno una tiratura dieci volte tanto alcuni fogli nazionali.

A questo contesto non si sottraggono le sorti delle testate online. Anzi, per loro c’è sempre quell’alone di sospetto(,) e, quando va bene, se ne parla come “l’informazione del futuro”.

Negli ultimi quindici anni, malgrado le mille difficoltà e vuoti legislativi, di giornali online ne sono nati così tanti che non esiste un vero censimento.

Si passa da realtà iperlocali, magari di una piccola vallata di montagna, a quelle strutturate che si occupano di grandi città o province importanti. Spesso sono proprio simili alle “arche di Noè”, nate da un “volontarismo” che via via si è andato professionalizzando.

Nel frattempo, per molti giornali online locali la difficoltà non è stata solo quella dell’essere stretti (di essere “confinati”) dentro un territorio definito, ma anche di dover dimostrare ai “cugini” della carta stampata, o delle tv, che il loro lavoro non era necessariamente di valore minore solo perché pubblicato su Internet.

Un elemento di debolezza che però negli anni si è andato trasformando in punto di forza. Senza stare a dividersi tra quanti credono che per la carta stampata non ci sia futuro,  a differenza dei suoi tenaci sostenitori, è interessante riflettere sulle parole di Marx quando afferma che «è importante cercare di immaginare come vorremmo che fosse il futuro e pensare a quello, invece di mantenere vivo il passato per qualche anno in più».

Nell’era digitale della condivisione la risposta arriva da sola, confermando che la diatriba sulle sorti del giornalismo è mal posta. I giornali online che hanno interpretato bene il proprio loro ruolo e lavorato seriamente, si ritrovano in cima a un’onda gigantesca. Si tratta di saperla cavalcare, sfruttando tutta la spinta ed energia che consente di avere.

Per capire cosa è successo in questo decennio è utile partire da alcune riflessioni dei sociologi Alberto Abruzzese e Aldo Bonomi. Il primo ha parlato di “glocal” intuendo come la globalizzazione e il “local” non rappresentano necessariamente interessi contrapposti. «Grazie alle nuove piattaforme interattive e multimediali delle reti telematiche, la dimensione glocal è quella realizzata in tempo reale da singoli utenti disincagliati dalle identità collettive di appartenenza storica e culturale (…). Una galassia di soggettività, interessi e poteri in continuo scambio di informazioni. I linguaggi di rete stanno praticando dunque continue strategie connettive e di conseguenza agiscono come motori di diffusione ed espansione delle esperienze e delle conoscenze, incubatori di nuove creatività».

Per Aldo Bonomi, grande conoscitore delle comunità locali, «non si tratta semplicemente di sommare, di vedere cioè le dinamiche globali che si aggiungono a quelle tipicamente locali lasciando inalterate le une e le altre. Il pregio del glocal sta nell’indicare la “commistione”, non la somma tra i due livelli. C’è un esito positivo grazie a un processo di apertura di un’area territoriale che ha saputo mettere a valore le sue specificità interne nel confronto con quello che fuori si è cercato o con quello che da fuori si era intanto affacciato sulla scena locale».

Questa idea di glocal(,) e di diversa visione del territorio si è andata imponendo nell’ultimo decennio, quando ormai Internet era uscito sia dalla fase della meraviglia, dove sembrava in grado di trasformare in oro tutto ciò che toccava, sia dal cosiddetto “sboom” a seguito dell’implosione della web economy.

Furono anni difficili che videro la nascita e la morte di molte esperienze editoriali online. Come non ricordare Il Nuovo, Cnn Italia e una miriade di portali e progetti che pensavano di trovare un nuovo Eldorado nelle praterie del web?

Ci sono voluti dieci anni prima di vedere un nuovo progetto giornalistico nazionale. Nel 2011 ha aperto Il Post di Luca Sofri, e poi Lettera 43 diretto da Paolo Madron e Linkiesta da Jacopo Tondelli.

Nel frattempo, però, insieme con situazioni più o meno positive, abbiamo assistito a “piccole testate locali crescono”. Tra mille difficoltà il loro numero, ma soprattutto la loro presenza sui territori, è diventata sempre più significativa.

Un segnale di questo dinamismo è la nascita di Anso . È una ricerca sui quotidiani telematici locali in Italia realizzata da Luca Lorenzetti nel maggio del 2003 a dare il là per la costituzione dell’Associazione nazionale della stampa online. Il 15 dicembre dello stesso anno una trentina di editori costituiscono Anso per rispondere alla necessità di dare una voce alle tante realtà locali.

Il network, attualmente, rappresenta una sessantina di quotidiani telematici locali. Questi, anche se germogliati in luoghi diversi (e ), sviluppando ognuno una propria identità, presentano delle caratteristiche comuni: vengono pubblicati esclusivamente online, si occupano di informazione a livello locale (città, regioni, a volte circuiti interregionali) e spesso hanno l’aspetto di veri e propri portali verticali. Sono rappresentate tutte le regioni, anche se la presenza maggiore si ha in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Marche.

Un dato eclatante proviene dall’analisi delle statistiche di accesso della singole testate: i giornali censiti, considerati nella loro totalità, registrano ogni giorno oltre trecentomila visitatori e un milione di pagine viste. Le testate associate all’Anso, nel loro insieme hanno una portata di utenza comparabile a quella dei grandi siti di informazione, con in più una presenza capillare e radicata sul territorio senza eguali.

Il livello di produttività di ogni singola testata supera, nella maggior parte dei casi, le trenta notizie giornaliere, che significa un flusso di contenuti superiore alle duemila notizie al giorno.

Alcuni dei giornali nel tempo hanno conquistato una forte presenza territoriale diventando una fonte autorevole. Le esperienze spesso sono però molto diverse una dall’altra e questo ha limitato lo sviluppo di un vero network nazionale.

«Il giornale online – scrive Sergio Maistrello nel suo libro Giornalismo e nuovi media – è soltanto uno dei milioni di nodi che compongono la Rete: non è più un luogo di transito imprescindibile per i contenuti e per le persone ed è insidiato nella sua funzione da molti altri nodi, spesso più competitivi per sintesi o, all’estremo opposto, per approfondimento. Se il giornale si fa nodo, da nodo deve imparare a concepirsi. La Rete vive di relazioni: compito di ciascun nodo è alimentare quelle relazioni».

In questa direzione, e con aggregazione interessante di quindici giornali online è nata Lombardianews. Una testata a tutti gli effetti che valorizza la produzione di notizie prodotte in tutte le province lombarde. Una piccola redazione gestisce poi i flussi delle informazioni.

Il network, nato all’inizio del 2010, ha nel suo insieme oltre duecentomila visitatori giornalieri. Dopo l’accreditamento negli anni scorsi di Varesenews, Bergamonews e MonzaBrianzanews, dal 2012 è riconosciuto come un interlocutore autorevole e quindi nel piano di comunicazione della Regione Lombardia.

Le maggiori difficoltà di queste esperienze rimangono però quella di un’eccessiva eterogeneità territoriale. Lombardianews sta scommettendo su una visione più allargata su scala regionale, ma il giornale online è riconosciuto e ricercato per la forte aderenza al territorio locale.

«La chiave del successo – (come) scrive Vittorio Sabadin nell’interessante libro L’ultima copia del New York Time – è quella di non considerarsi uno specchio che riflette o critica la propria comunità, ma di diventare parte della comunità stessa, interagendo con essa. Poiché la tecnologia ha fornito ai cittadini (una volta noti come lettori) la possibilità di pubblicare, essi parlano tra loro, consultano altre fonti di informazioni, discutono insieme. I giornali possono entrare nella conversazione e aiutare comunità focalizzate su interessi locali, o restare muti e rimanere indietro. Per partecipare alla costruzione e allo sviluppo della comunità, il giornale dovrebbe premiare gli sforzi, sbagliare, imparare, ripetere. Dovrebbe dotarsi di una personalità che lo caratterizzi».

È quello che è successo a Varesenews, una delle più vecchie testate online locali in Italia. Nato nel 1997, è diventato una case history per diverse ragioni.

“Un Davide tra nove Golia” titolava Repubblica nel 2007 raccontando i dieci anni di storia del giornale. L’occasione veniva dalla ricorrenza festeggiata, ma anche da una speciale classifica che allora pubblicava mensilmente L’Espresso e posizionava Varesenews subito dietro i giganti nazionali, suscitando così la curiosità di molti circa la formula di un simile successo.

Gli ingredienti erano e sono diversi: una storia che ha ricalcato i tempi dello sviluppo della diffusione di Internet; una società editoriale pensata come una sorta di public company; un’attenzione forte ai temi territoriali; un rapporto stretto con la comunità e il saper guardare senza timori a tutti gli sviluppi tecnologici.

Varesenews, prendendo a prestito una frase di Frei Betto, un domenicano con la passione per la comunicazione, parla di sé affermando di esser stato «per molti versi simile all’artista che è come un profeta in grado di cogliere in anticipo le caratteristiche del mondo, che grazie alla sua mediazione, i più riescono a vederlo solo molto tempo dopo».

Insomma, solo un passo avanti al proprio pubblico,  che sarebbe diventato il protagonista del successo del giornale. L’orizzonte è quello raccontato da  Luca De Biase in Cambiare pagina. «Un giornale, un mezzo di comunicazione, ha bisogno di sapere dove si trova la popolazione a cui si rivolge: e una popolazione riconosce un giornale come proprio se, prima di tutto, lo vede incarnare l’informazione che riguarda il luogo in cui vive. Ma se quel luogo non ha nome, non ha identità, non ha tessuto sociale, la posizione del giornale nell’ambiente cambia: a quale società si riferisce? A quali lettori risponde? A quale rete sociale è destinato a servire? Come se ne riconosce l’autorevolezza? Le risposte implicano un complicato percorso di ridefinizione del ruolo del giornale».

Proprio per questo, al centro della propria azione, Varesenews ha messo la volontà di stare in mezzo alla comunità anche facendo crescere la propria community. Il vero motore presente nel progetto originale, lo si ritrova nella definizione di un “giornale con l’anima”. Era condotto da un gruppo di giovani molto determinati. Questi, nel tempo, hanno saputo accogliere al loro interno alcuni “veterani”, e da qui è nata una sorta di vera scuola giornalistica. Oggi nella redazione lavorano dieci giornalisti professionisti, assunti con il contratto Aeranti-Corallo (quello per le emittenti radiotelevisive locali). A loro si aggiungono due praticanti, otto pubblicisti, oltre a una grafica, una impiegata amministrativa e cinque addetti al settore commerciale. Una realtà economica da oltre un milione di euro di fatturato.

Ovviamente non è stato sempre così. Nella sua “preistoria”, dal 1997 al 2000, il giornale era edito da una cooperativa di lavoro che non aveva nell’editoria la propria ragione sociale. Era nato un po’ per “gioco”, ma strada facendo l’impresa diventò interessante. Dentro il pieno boom della web economy i fondatori decisero di cercare soci per poter meglio sviluppare il progetto originario. Nel giugno del 2000 nacque così la Varese Web srl di cui oggi fanno parte le maggiori associazioni di categoria locali espressione di Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Cna; realtà sociali quali le Acli, Cgil-Cisl-Uil, alcune imprese leader di settore come Elmec informatica e Lativa e, infine, diversi professionisti. Nel frattempo i giornalisti avevano fondato una cooperativa diventando essi stessi soci.

Dal 2001 al 2005, malgrado questi siano gli anni più duri, Varesenews cresce e si struttura passando da 2.500 a 22mila visite giornaliere. Da lì inizia una nuova fase raggiungendo, alla fine del quinquennio, il break even economico.

Il 2007 è un anno di grandi svolte. Insieme a un grande evento per festeggiare i dieci anni, si assiste alla nascita della webtv, all’apertura di una propria blogosfera e, da lì a poco, all’impegno nei social network. Il giornale ha continuato a crescere, suscitando molte attenzioni anche da parte dei media nazionali. Varesenews viene vissuto come un’agenzia territoriale di grande affidabilità. Tutti i talk show stabiliscono relazioni stabili con il giornale, e la redazione collabora alla realizzazione di servizi giornalistici anche per altre testate e sviluppa i notiziari locali di Radio NumbeOne per il territorio varesino, comasco e del Canton Ticino.

Nei primi mesi del 2012 Varesenews ha raggiunto le 80mila visite quotidiane, oltre 26mila fan su Facebook e tremila follower su Twitter.

Insieme con la forte attenzione al territorio, Varesenews interpreta i cambiamenti che la Rete impone a chi vuole fare informazione online. I redattori vivono un costante processo di formazione che li porta ad acquisire rapidamente una mentalità crossmediale e multimediale. Nell’organizzazione del giornale c’è posto per parziali specializzazioni, ma tutti sanno gestire i diversi processi del lavoro. A Varesenews non si vive di desk, ma di rapporto diretto con il territorio. Tutti quelli che lavorano al giornale, oltre a scrivere, realizzano foto e video.

A questo si lega con forza il rapporto con i lettori.

A proposito del citizen journalism, da tempo all’interno della redazione si è soliti affermare che «Varesenews ha un giornalista straordinario in più che gli altri giornali considerano poco, anche a causa dell’inadeguatezza dei mezzi: il lettore».

Questo è vissuto non come un singolo soggetto, ma come parte attiva e attenta della comunità. Conosce pezzi di territorio e sa arrivare dove anche i redattori faticherebbero ad arrivare. Porta notizie, suggerimenti, spunti critici, proposte e spesso, se adeguatamente valorizzato, diventa il migliore dei testimonial possibili per raccontare il giornale dentro le comunità.

A livello locale praticare una simile interazione con il lettore ha dei rischi, ma i vantaggi sono decisamente maggiori. La credibilità e l’autorevolezza del giornale passa soprattutto dal giudizio del suo pubblico e non solo dagli opinion leader o dagli addetti ai lavori.

Una simile pratica giornalistica diventa una palestra di preparazione al cambiamento, perché il lavoro richiesto oggi è diverso anche per chi è nato sulla Rete e fa di questa l’unico mezzo di informazione

Il passaggio “dall’era della connessione a quello della condivisione”, come ha messo in rilievo Derrick de Kerckhove, rappresenta un vero cambiamento di paradigma nell’informazione e nella comunicazione. La connessione alla Rete, malgrado i ritardi che sconta un paese come il nostro, è ormai un dato di fatto. La grande novità non è più il web 2.0, che aveva esaltato l’interattività con i lettori attraverso vari strumenti quali i commenti agli articoli, i blog, la partecipazione in diverse forme dei cittadini alla vita del giornale. Oggi sono i social network la vera grande svolta. E tra questi Facebook fa la parte del leone.

Varesenews in questa fase ha intuito le potenzialità del nuovo media e ha rivisto una parte della propria organizzazione per gestirlo al meglio. L’intuizione di Mark Zuckerberg fu quella di permettere ai soggetti di condividere il proprio “grafo” personale fatto di amici, conoscenze, interessi e passioni. Un progetto che partiva da una piccola comunità come quella universitaria per poi espandersi a livello globale. Il fondatore del social network aveva le idee chiare dall’inizio, come riporta David Kirkpatrick in Facebook, la storia. «Cerchiamo di incrementare l’efficienza con cui le persone possono comprendere il mondo che le circonda. Non cerchiamo di massimizzare il tempo che la gente trascorre sul nostro sito, ma di aiutare gli utenti ad avere un’esperienza positiva e a sfruttare al meglio quel tempo».

Per un giornale locale Facebook rappresenta un potenziale pericolo, ma anche e soprattutto un(a) importante strumento per migliorare la propria azione nella comunità.

Varesenews, come ogni grande produttore di informazioni, si rende conto che Facebook può rappresentare molto più la “realtà” locale di quanto non lo faccia qualsiasi giornale. In questa fase di grande espansione le persone lo usano istintivamente ed emerge molto sulla personalità degli iscritti.

Facebook rappresenta così una grande piazza dove ognuno si comporta come meglio crede: qualcuno canta, altri giocano, altri stendono i panni, altri acquistano prodotti, altri chiacchierano, altri condividono esperienze, altri si informano, altri fanno politica, altri cercano emozioni, altri sfogano le proprie rabbie e fatiche, altri cercano partner. Insomma, dentro Facebook c’è di tutto e si condivide di tutto: testi propri, citazioni, letture, audio, foto, video, giochi, cani, gatti e soprattutto informazioni.

Gli italiani vi passano moltissimo tempo, e per un giornale locale è possibile stabilire relazioni forti tra le abitudini dei propri lettori e quelle della propria fan page.

Per Varesenews l’utilizzo dei social diventa così parte integrante del giornale. Lo è per gestire la community, ma anche come fonte giornalistica di fatti più o meno rilevanti che riguardano il territorio. Il lavoro della redazione cerca di mettere in raccordo i “grafi” dei singoli e lo può fare interagendo in modo forte con tutta la comunità dei naviganti. Informare va oltre lo strumento classico del giornale. Così facendo non si esaurisce la ragione del lavoro giornalistico, ma questo cambia rapidamente e non si può stare a guardare. La piattaforma del medium non è più solo quella di proprietà, ma una piazza pubblica o quasi. Per capire questo basta vedere come, in modo intuitivo e spesso anonimo, alcuni lettori usano i commenti su Varesenews. Su Facebook gli stessi ci dovrebbero mettere la faccia interagendo tra loro in tempo reale, e comunque in modo più pertinente.

Il giornale è presente in modo sempre più attivo anche su Twitter. La grande diffusione degli smartphone permette ai cittadini di restare sempre connessi cercando così informazioni utili che riguardano la propria vita quotidiana.

Molti enti iniziano a comunicare in tempo reale con Twitter. Due esempi rilevanti riguardano la locale Camera di commercio che lo usa per i convegni, e Trenord, nato dall’accordo di Trenitalia con Ferrovie Nord. Ogni linea ha un proprio profilo aggiornato su ritardi, soppressioni o modifiche delle percorrenze dei treni o su questioni riguardanti le stazioni o i binari di percorrenza.

Il giornale non solo monitora questi servizi, ma interagisce con gli utenti e i lettori in modo costante twittando i propri articoli o informando direttamente.

L’ultimo elemento di sviluppo del progetto di Varesenews è rappresentato dal mobile. I dati del giornale parlano chiaramente. La percentuale di visite dai vari device diversi dai pc rappresentavano appena lo 0,9% nel 2009, passando al 2,4% nel 2010, al 7,6% nel 2011 e oltre il 12% nel corrente anno.

Smartphone e tablet non si sostituiscono ai computer, ma permettono ai lettori di accedere alle notizie da qualsiasi luogo e a qualsiasi ora del giorno. Questo è un altro elemento che costringe a rivedere alcune modalità di lavoro. Trasparenza, competenza, diversa valutazione delle priorità diventa così essenziale per fornire una informazione di qualità e nel contempo continuare a crescere. I lettori non si accontentano più della notizia, ma la vogliono velocemente e con la possibilità di interagirci attraverso varie forme.

Uno dei punti di orgoglio di Varesenews è quello di aver allargato la platea dei cittadini che si informano in modo continuo. Internet permette di analizzare in profondità i dati di lettura del giornale. Uno degli strumenti, al di là del numero delle visite e delle pagine viste è il referrer, ovvero capire attraverso quali azioni si è avuto accesso al quotidiano. Nel caso di Varesenews oltre due terzi sono entrati in modi diretto avendo il sito nei preferiti oppure come pagina di apertura del proprio pc. I social network rappresentano il 6% circa, i link da siti esterni il 3% e solo il restante 25% proviene dai motori di ricerca. Un dato che conferma il forte legame della comunità territoriale con il giornale.

Questo aspetto ha anche le sue controindicazioni, perché il media ha una costante relazione con le realtà provinciali presenti. I giornalisti sono conosciuti e rischiano spesso un certo condizionamento. Questa eventualità è sempre reale, ma viene stemperata dal fatto che è il giornale ad avere autonomia, forza e autorevolezza.

 

 

 

 

 

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