Contro i reati ambientali la legge sugli ecoreati: può bastare?

Di D’Imporzano Federico e Borraccino Sara*

CGuOZqvWQAAAZEf.jpg-largeSi è svolto durante la seconda giornata il panel “Ambiente cementificazione ed ecoreati”, coordinato da Roberto Ippolito, giornalista e scrittore. gli speaker sono partiti ricordando che, recentemente, è entrata in vigore la normativa sui reati ambientali alla quale si stava lavorando dal 2008.

Fin da subito la cementificazione, forma di illegalità diffusa, che impedisce lo sviluppo del turismo nel territorio e danneggia irrimediabilmente l’ambiente, appare il tema centrale del dibattito. Ippolito porta come esempio il dato delle 24mila nuove costruzioni sorte nel 2014, che però, ci spiega lo scrittore del libro “Abusivi”, non comprende le infrastrutture (strade, porticcioli) pubbliche e private. E ricorda il problema dell’illegalità che coinvolge il settore discariche e rifiuti. Questa, secondo Ippolito, è la fotografia di un’illegalità che le nuove norme tentano di combattere.

Silvia D’Onghia, giornalista del Fatto Quotidiano, rivela quelli che potrebbero essere alcuni punti deboli delle nuove norme contro i reati ambientali. La normativa italiana, infatti, dei 9 illeciti previsti a livello europeo, ne interpreta e assume 4, all’interno dei quali la Cassazione individua dei “punti oscuri”, dati dalle cosiddette “categorie indefinite” che dovranno essere definite nei singoli processi. Per di più l’avverbio “abusivamente” (tecnicamente “senza autorizzazioni”), inserito nella norma, risulta problematico, in quanto, oggi, nella maggior parte dei casi, gli “abusivi” sono provvisti di tutte le autorizzazioni, risulterà, quindi, praticamente impossibile punire i reati ambientali “autorizzati”: esempio lampante è il caso ILVA di Taranto, che aveva tutte le carte in regola.

Stefania Battistini (Tg1 e Alle falde del Kilimangiaro) nel suo primo intervento porta le proprie testimonianze di casi di abusivismo autorizzato, incontrato nei due anni di esperienza a Rai3. Gli abusi sono troppo spesso denunciati solo dai giornalisti. Ippolito e D’Onghia hanno messo in luce il complesso “I 60” (Roma). Nel 1962 il comune ha “donato” 400.000 metri cubi, nei presso del Parco Antica via Pia, complesso archeologico, per la costruzione di 32 edifici di lusso che ha deturpato il paesaggio e le rovine trovate durante gli scavi per la costruzione, cementificate o asportate nei magazzini della Capitale. Solo un comitato cittadino e un presidente amministrativo hanno bloccato la costruzione, tuttora ferma.

Viene, dunque, sollevata la questione del consenso sociale: in Calabria e a Ternania (Sardegna) la popolazione “interessata” ha impedito la demolizione di diverse strutture abusive, addirittura ad Agrigento il vescovo ha denunciato un “eccesso di giustizia” a favore delle demolizioni. In seguito Ippolito, riprendendo il discorso sull’ILVA, proposto nuovamente da Silvia D’Onghia, ci pone una riflessione: “che cosa è l’occasione?” L’Ilva, ieri, rappresentava l’occasione, oggi lo sono le crociere di Venezia e delle 5 Terre. Ma l’occasione, spiega Ippolito, deve “rendere l’uomo onesto”.

 

* Durante il festival una redazione digitale composta da alcuni studenti del liceo classico Lorenzo Costa di La Spezia si sta occupando della redazione di articoli sugli incontri di Glocal Ambiente.

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