Il terremoto del Friuli narrato dalla voce di Bruno Pizzul: a Glocal DOC il film “Orcolat”

Il terremoto del Friuli del 1976 ha cambiato anche la storia personale di chi non era ancora nato. È il caso di Federico Savonitto, regista di Orcolat, il film che sarà protagonista di uno degli appuntamenti speciali della quarta edizione di Glocal DOC, il festival del documentario di Varese. L’appuntamento è per mercoledì 11 novembre alle ore 21 al MIV – Multisala Impero Varese, con ingresso gratuito e prenotazione consigliata. Alla proiezione sarà presente il produttore Marco Caberlotto, per incontrare il pubblico e raccontare la realizzazione del film.

A cinquant’anni dal terremoto che il 6 maggio 1976 devastò il Friuli, Orcolat ricostruisce una delle pagine più dolorose della storia italiana attraverso le testimonianze di chi l’ha vissuta e di chi ne custodisce ancora la memoria. Ma non è soltanto un documentario sulla tragedia: è anche una riflessione su ciò che rimane dopo una catastrofe, su come una comunità possa ricostruire la propria identità e su quanto sia importante imparare a convivere con la fragilità del territorio.

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Un terremoto che ha cambiato anche la storia del regista

Per Savonitto il terremoto del Friuli non è una storia appresa dai libri o dalle immagini di repertorio. È qualcosa che appartiene alla sua vicenda familiare, al punto da avere condizionato persino il momento della sua nascita. «Sono nato nel 1981. I miei si erano sposati nel ’74 e nel ‘76 erano pronti ad avere un figlio. Crollò la tromba delle scale dell’appartamento in cui stavano a Codroipo, mio padre – originario di Buja – ebbe molto da fare tra varie ricostruzioni legate alla sua famiglia, l’idea di fare un figlio fu rimandata».

Un’esperienza che ha accompagnato la sua infanzia attraverso i racconti dei familiari, trasformandosi progressivamente nella consapevolezza di un evento capace di segnare un’intera generazione. Il terremoto era diventato uno spartiacque, un confine invisibile tra ciò che esisteva prima e il mondo che era arrivato dopo. Da questa consapevolezza nasce la scelta di realizzare il documentario. «Orcolat nasce dal desiderio di raccontare il terremoto del Friuli non come un evento concluso, ma come una presenza ancora attiva, un movimento sotterraneo che continua a interrogare il territorio, la memoria e l’identità di chi lo abita». La memoria, dunque, non viene trattata come qualcosa di immobile, da conservare soltanto attraverso una commemorazione, ma come una realtà viva che continua a influenzare il presente. «Fin dall’inizio ho sentito la necessità di costruire un racconto capace di tenere insieme mito e realtà, scienza e leggenda, passato e presente, evitando qualsiasi forma di pacificazione o di retorica commemorativa».

Bruno Pizzul, la voce di un Friuli che non c’è più

A guidare lo spettatore in questo viaggio è la voce di Bruno Pizzul, il giornalista e telecronista sportivo friulano scomparso il 5 marzo 2025, che nel film diventa molto più di un semplice narratore. «La scelta di affidare la narrazione a Bruno Pizzul è stata centrale. La sua voce porta con sé un Friuli arcaico, atavico, fatto di misura, oralità e silenzi: un mondo che il sisma del 1976 ha in parte cancellato», spiega Savonitto nelle sue note di regia. Una presenza che acquista un significato ancora più intenso dopo la scomparsa del giornalista. Pizzul accompagna le immagini della distruzione, le testimonianze dei sopravvissuti e il racconto della ricostruzione con quella sobrietà che ha caratterizzato tutta la sua carriera. «Pizzul non è solo un narratore, ma un testimone del tempo», sottolinea il regista.

Accanto alla sua voce, il documentario raccoglie i ricordi e le riflessioni di personalità che hanno un legame profondo con il Friuli: Dino Zoff, Fabio Capello, Manuela Di Centa, Paolo Rumiz, Tullio Avoledo, Ester Kinsky e Davide Toffolo, insieme a studiosi, esperti e testimoni della tragedia. Ne emerge un racconto corale che attraversa mondi differenti, dallo sport alla letteratura, dalla musica alla ricerca scientifica, restituendo il ritratto di una comunità attraverso le esperienze dei suoi protagonisti.

L’Orcolat, il mito che dà un volto alla paura

Il titolo del film richiama una figura della tradizione popolare friulana. L’Orcolat è una creatura leggendaria alla quale l’immaginario locale attribuisce i terremoti: una presenza misteriosa, nascosta nelle profondità della terra, capace di scuotere il mondo degli uomini. La leggenda diventa così uno degli elementi narrativi del documentario, accanto alle spiegazioni scientifiche dei fenomeni sismici. Nel film, la ricerca intorno a questa figura coinvolge anche Davide Toffolo, disegnatore e cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

Savonitto spiega questa scelta attraverso il rapporto tra la memoria personale e quella condivisa: «Facendo questo film ho cercato di partire dalle singole storie private per andare a rintracciare ciò che era ancora vivo nell’immaginario collettivo, e scavando è emersa la figura dell’Orcolat, una creatura leggendaria in grado di personificare il sisma, di dare forma al dolore». E aggiunge: «La mitologia non è una fuga dalla scienza, ma un tentativo di connettersi con le radici più profonde dell’animo umano». Il documentario mette così in relazione la paura ancestrale del terremoto con la conoscenza scientifica contemporanea, mostrando anche il lavoro di chi oggi studia e monitora il rischio sismico.

Il modello Friuli: dalla distruzione alla ricostruzione

Il terremoto del 1976 non ha lasciato soltanto macerie e sofferenza. Ha dato origine anche a un’esperienza di ricostruzione diventata un riferimento per altri territori colpiti da catastrofi naturali. Orcolat racconta questa storia senza rinunciare a mostrarne le difficoltà e le contraddizioni. Attraverso testimonianze e materiali d’archivio riemergono il caos dei primi soccorsi, le scelte delle istituzioni, il ruolo delle comunità locali e la volontà di ricostruire senza perdere l’identità dei paesi.

Una delle vicende raccontate è quella di Venzone, ricostruita recuperando pietra dopo pietra gli edifici distrutti, nel tentativo di preservare il legame tra le persone e il luogo in cui avevano vissuto. Ma il film non guarda soltanto indietro. La ricostruzione diventa anche un’occasione per interrogarsi sulla prevenzione e sulla capacità di affrontare i rischi naturali, in un Paese come l’Italia dove i terremoti continuano a rappresentare una minaccia concreta. Anche le scelte visive del regista seguono questa direzione. «Le immagini di repertorio non sono trattate come documenti chiusi nel passato, ma messe in relazione con il presente, affinché il terremoto continui a farsi sentire nei luoghi, nelle architetture ricostruite, nei volti, nella quotidianità della prevenzione scientifica».

Il produttore Marco Caberlotto: «Una memoria viva, non solo commemorativa»

Alla proiezione di Varese sarà presente anche Marco Caberlotto, produttore del documentario insieme a Lucio Scarpa. Il film è una produzione Kublai Film con Rai Cinema. Per Caberlotto, il senso del progetto è proprio quello di superare il semplice ricordo storico per creare un legame tra generazioni. «Con Orcolat abbiamo voluto restituire al Friuli e all’Italia una memoria viva, non solo commemorativa. Il film nasce dal desiderio di far dialogare generazioni diverse attorno a un’esperienza che ancora oggi definisce l’identità di un territorio, e che può insegnare molto sulla capacità collettiva di rinascere dopo la distruzione».

Una dichiarazione che riassume il valore del documentario anche per chi non ha vissuto direttamente il terremoto o non conosce la storia del Friuli. La memoria di una comunità diventa uno strumento per comprendere le sfide di oggi e il modo in cui le persone reagiscono di fronte alle emergenze. Il film è accompagnato dalle musiche originali di Lorenzo Commisso e da brani dei Tre Allegri Ragazzi Morti ed Elisa, mentre fotografia e montaggio contribuiscono a costruire un racconto in cui passato e presente si sovrappongono continuamente.

È lo stesso regista a sintetizzare il significato più profondo del suo lavoro: «Orcolat è, in definitiva, un film sull’ascolto: della terra, delle sue fratture visibili e invisibili, e delle storie che continuano a muoversi sotto la superficie del tempo».

Come partecipare alla proiezione gratuita di Orcolat

Mercoledì 11 novembre 2026 – ore 21.00
MIV – Multisala Impero Varese

ORCOLAT
Un film scritto e diretto da Federico Savonitto
Narrato da Bruno Pizzul
Una produzione Kublai Film con Rai Cinema

Ospiti in sala: Marco Caberlotto, produttore

Ingresso gratuito con prenotazione consigliata.

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I biglietti prenotati devono essere ritirati il giorno stesso della proiezione entro 30 minuti dall’inizio.

Orcolat è uno degli eventi speciali della quarta edizione di Glocal DOC, il festival del documentario in programma a Varese dall’8 al 12 novembre, con proiezioni gratuite, incontri con registi e autori, film in concorso e appuntamenti dedicati alle scuole.

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