La cybersicurezza non è più un tema solo per tecnici. Oggi è una delle lenti con cui si leggono geopolitica, economia e diritti civili, ma il modo in cui i media la raccontano resta spesso prigioniero dell’allarmismo e non sempre riesce a spiegare ai lettori che cosa comportino davvero le minacce. Da qui parte il panel Oltre l’hacker col cappuccio: raccontare la cybersecurity tra deontologia e fact-checking, in programma sabato 14 novembre 2026, dalle 14 alle 16, alla Sala Agorà di Materia (via Confalonieri 5, Castronno), nell’ambito del Festival Glocal 2026.
Di cosa si parlerà
L’incontro propone una riflessione sul ruolo del giornalismo nell’era dell’infowar e dei conflitti ibridi. Verranno analizzati i paradigmi della sicurezza informatica, l’evoluzione sociologica della figura dell’hacker e l’impatto dei data breach sulla sfera pubblica e sul diritto alla privacy. L’obiettivo è offrire ai professionisti dell’informazione gli strumenti per leggere la complessità geopolitica della rete, ragionare sull’etica del fact-checking applicato alle fonti digitali e sui doveri deontologici legati alla divulgazione del rischio informatico, per superare gli stereotipi e restituire ai cittadini un racconto lucido, accurato e consapevole.
Signorelli: l’AI, la nuova corsa allo spazio
Andrea Signorelli, giornalista freelance che si occupa del rapporto tra nuove tecnologie, politica e società, porterà nel panel uno sguardo sui grandi temi geopolitici. «Uno degli aspetti fondamentali è il modo in cui l’intelligenza artificiale sta modificando il mondo della cybersicurezza e le relazioni digitali tra le nazioni», spiega. «Non si tratta più soltanto di sfruttare l’IA per rendere più efficaci o più facilmente disponibili gli strumenti ai criminali informatici o agli attori statali che vogliono fare spionaggio e sabotaggi: è uno strumento che sta diventando protagonista della competizione geopolitica tra le due superpotenze». Lo dimostrerebbe il fatto che il tema è stato «prima al centro dell’incontro tra Trump e Xi Jinping e poi, subito dopo, dell’incontro tra Trump e alcuni dei principali protagonisti di quella che chiamiamo Big AI, ovviamente nella versione statunitense».
Per Signorelli le traiettorie sono due. «Da una parte l’intelligenza artificiale sta radicalmente accelerando dinamiche importantissime in ambito di criminalità informatica, cybersicurezza e spionaggio digitale. Dall’altra questi elementi si intrecciano in maniera profondissima con una competizione geopolitica in cui l’intelligenza artificiale è ormai diventata la nuova corsa allo spazio».
Sul piano quotidiano, il consiglio è netto: «Dal punto di vista più micro, in questo momento la cosa più importante da fare è non cedere all’hype e alle narrazioni catastrofiste. Negli ultimi mesi si è parlato tantissimo di incidenti causati da agenti di intelligenza artificiale fuori controllo che hanno attaccato banche dati governative e piattaforme tecnologiche, e questo ci fa pensare di essere di fronte a strumenti in grado di causare danni incommensurabili perché potentissimi. In verità, secondo molti analisti con cui concordo, il problema non è tanto la potenza di questi strumenti, ma la loro scarsissima affidabilità».
E ancora: «Stanno di fatto lanciando sul mercato prodotti che, proprio a causa di questi incidenti, hanno dimostrato di non essere in alcun modo affidabili per le persone. Bisogna prestare molta attenzione quando si usano agenti di intelligenza artificiale già in commercio, che pretendono di lavorare nell’ambito digitale al posto nostro: gli incidenti mostrano che non ci si può affidare. Mai e poi mai affiderei loro i dati della mia carta di credito». La conclusione: «Prima di affidarsi a queste nuove tecnologie, soprattutto quando si parla di AI agentica, bisogna aspettare che questi prodotti siano pronti: sono già in commercio, ma non sono ancora pronti».
Montegiove: raccontare la tecnologia in modo semplice
Sonia Montegiove, giornalista, ingegnera informatica e formatrice, porta invece l’attenzione sulla vita di tutti i giorni e sul rapporto tra genitori e figli. «Il modello è quello di Guerre di Rete: la divulgazione, raccontare la tecnologia in maniera semplice affinché tutte le persone possano accedervi senza sentirsi inadeguate o non abbastanza preparate», dice. «Il tema è lì ed è un compito che dovremmo portarci a casa un po’ tutti, quindi anche i giornalisti, perché sono sempre troppo pochi quelli che parlano di tecnologia in modo semplice. Fare informazione su questi temi è fondamentale».
Un ruolo decisivo, secondo lei, è quello della stampa locale. Montegiove ha lavorato di recente, per conto della Regione Umbria, a un manifesto per la comunicazione responsabile degli incidenti cyber, realizzato anche con l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria. «L’abbiamo fatto perché anche a livello locale ci sono tanti colleghi che raccontano gli incidenti informatici, ma non sempre lo fanno nella maniera adeguata», spiega.
«A volte seguono la linea dell’allarme senza spiegare che cosa sia realmente successo; oppure, nel caso di attacchi a persone, di cyberbullismo, eccedono nei dettagli, mettendo a repentaglio la riservatezza della vittima coinvolta. C’è molto da lavorare, lato nostro, anche nell’informazione locale, sulla formazione dei giornalisti e dei telegiornalisti, affinché possano far parte di questo ecosistema della costruzione della consapevolezza».
Lo stesso vale per scuola e famiglia, dove lavora da anni con genitori e insegnanti: «È un altro livello fondamentale. Anche lì rendere la tecnologia accessibile, raccontabile, semplice e comprensibile è un lavoro che dovremmo sforzarci di fare un po’ tutti». Raccontata e spiegata nel modo giusto, concorda, la tecnologia fa anche meno paura e si affronta in modo più consapevole.
Il bersaglio sono gli allarmismi: «A volte anche la stampa nazionale gioca molto sull’allarmismo, “l’intelligenza artificiale ci ammazzerà tutti”, perché cerca di attrarre l’attenzione. In realtà non serve questo: serve far capire alle persone quali sono le opportunità e i rischi, affinché possano scegliere e bilanciarli anche in famiglia». E aggiunge: «Tra tecnologia sì e tecnologia no non c’è un sì o un no: c’è un come, che va definito. Ciascuna famiglia deve accompagnare i figli nella maniera che ritiene più opportuna, ma può farlo solo quando c’è consapevolezza, quando conosce il tema».
Gli ospiti
Andrea Signorelli, giornalista freelance, scrive per Domani, Repubblica, Lucy e altre testate. È autore del podcast Crash – La chiave per il digitale e della newsletter Backdoor.
Sonia Montegiove, giornalista, ingegnera informatica e formatrice sui temi dell’innovazione e dell’educazione al digitale, da anni aiuta genitori, insegnanti e ragazzi a usare le tecnologie in modo consapevole. Ha curato con altri gli ebook collettivi di Guerre di Rete Generazione AI, Il fronte Cyber e il Manualetto di sicurezza informatica per giornalisti e attivisti. Tra i lavori più recenti il libro Mai dati, scritto con Chiara Lalli, e AI come ansIA (Apogeo), una guida per accompagnare i giovani nell’uso responsabile e sicuro dell’IA generativa.
Informazioni pratiche
Sabato 14 novembre 2026, 14-16, Sala Agorà Materia, via Confalonieri 5, Castronno.
Oltre l’hacker col cappuccio: raccontare la cybersecurity tra deontologia e fact-Checking
































