Da camion da guerra e Cinema itinerante, a Glocal DOC le storie delle sale che resistono

Un camion alimentato a energia solare che porta film nei luoghi più isolati, un’Ape Piaggio trasformata in cinema itinerante e una sala con appena dodici poltrone in un piccolo paese dell’Appennino. Sono alcune delle storie raccontate da La splendida illusione, il documentario di Gianmarco Formica che sarà proiettato mercoledì 11 novembre alle ore 18.30 al Cinema Nuovo di Varese, nell’ambito della quarta edizione di Glocal DOC. Il film parte da una domanda che riguarda il futuro del cinema in Italia: che cosa perdiamo quando chiude una sala cinematografica? Non soltanto uno schermo o un’attività commerciale, ma spesso un luogo di incontro, uno spazio culturale e un’occasione per condividere emozioni con altre persone.

PRENOTA GRATUITAMENTE IL TUO POSTO

Eppure, mentre molte sale faticano a sopravvivere, in diverse parti d’Italia nascono esperienze che cercano di restituire al cinema la sua dimensione collettiva. È questo il percorso seguito dal documentario, che raccoglie testimonianze di registi, attori, operatori culturali e spettatori, ma soprattutto incontra chi ha deciso di non arrendersi alla progressiva scomparsa delle sale. L’ingresso alla proiezione è gratuito, con prenotazione consigliata.

La crisi delle sale cinematografiche: cosa perdiamo quando si spegne un proiettore?

La trasformazione del sistema cinematografico italiano è un fenomeno che va ben oltre le abitudini di consumo culturale. Secondo i dati presentati dall’Associazione Nazionale Esercenti Cinema (ANEC) nel 2025, in Italia risultavano attive 1.658 strutture cinematografiche, per un totale di 4.002 schermi. Numeri che descrivono una rete ancora diffusa sul territorio nazionale, ma all’interno della quale persistono difficoltà, soprattutto per le piccole sale indipendenti e per i cinema delle aree meno popolate.

In molti paesi e quartieri, la chiusura di un cinema non comporta soltanto la perdita di uno spazio dedicato alla proiezione dei film. Viene meno anche un luogo di aggregazione, spesso capace di ospitare incontri, dibattiti, attività scolastiche e iniziative culturali. Il cinema, infatti, è un’esperienza che ha sempre avuto una doppia natura: individuale, perché ogni spettatore costruisce un proprio rapporto con ciò che vede sullo schermo, e collettiva, perché quelle emozioni vengono vissute insieme ad altre persone.

La splendida illusione si interroga proprio su questa seconda dimensione. Il documentario non intende contrapporre semplicemente la sala cinematografica alle piattaforme digitali, né sostenere che il pubblico abbia smesso di amare il cinema. Cerca piuttosto di comprendere che cosa accada quando viene meno l’occasione di incontrarsi attorno a un film. E, soprattutto, racconta chi sta cercando nuove risposte. [lefoto id=2201536]

Cinema du Désert: un camion alimentato dal sole per portare i film dove non ci sono sale

Una delle esperienze raccontate nel documentario è quella di Cinema du Désert, il progetto fondato nel 2009 da Francesca Truzzi e Davide Bortot. La loro idea è semplice e, allo stesso tempo, ambiziosa: portare il cinema nei luoghi nei quali l’accesso alla cultura cinematografica è più difficile, utilizzando un mezzo mobile attrezzato per le proiezioni e alimentato con energia solare. Il progetto è nato durante una spedizione in Africa occidentale e, negli anni, ha attraversato villaggi e comunità in diverse parti del mondo, proponendo proiezioni gratuite, documentari e film di animazione.

Un’esperienza che unisce cinema, sostenibilità e condivisione culturale. In questo caso, la sala cinematografica non è più un edificio nel quale il pubblico deve recarsi, ma uno spazio temporaneo che si sposta per raggiungere gli spettatori. Il cinema diventa così un’occasione di incontro anche in territori nei quali non esistono strutture dedicate alle proiezioni. Una prospettiva che rovescia il problema di partenza: se le sale non ci sono, si può cercare un altro modo per far arrivare i film alle persone.

FeelMare: un’Ape Piaggio diventa un cinema itinerante

Un’altra esperienza al centro di La splendida illusione è FeelMare, il progetto dell’associazione culturale Eikon, fondata da Maria Vittoria Pellecchia, Francesca e Cecilia Chianese. Anche in questo caso, l’idea nasce dal desiderio di portare il cinema fuori dai suoi luoghi tradizionali. Il mezzo scelto è un’Ape Piaggio trasformata in una struttura mobile per le proiezioni, capace di raggiungere piazze, periferie e territori nei quali non esistono più sale cinematografiche.

Una soluzione che utilizza uno dei veicoli più riconoscibili della tradizione italiana per costruire nuove occasioni di socialità. Il cinema itinerante diventa così un modo per riappropriarsi degli spazi pubblici e trasformarli, anche soltanto per una sera, in luoghi dedicati alla cultura e all’incontro. Non è soltanto una questione di accesso ai film, ma di relazioni tra le persone. Una proiezione all’aperto può diventare un evento per un quartiere, un’occasione per ritrovarsi tra vicini, un’esperienza capace di coinvolgere spettatori che difficilmente frequenterebbero una sala tradizionale. È in queste iniziative che il documentario riconosce una possibile risposta alla trasformazione del cinema contemporaneo: non riprodurre necessariamente ciò che esisteva prima, ma immaginare forme nuove di partecipazione. [lefoto id=2201533]

U Cinemittu: dodici posti e un paese che ritrova il cinema grazie anche a Luca Marinelli

Tra le storie raccontate dal film c’è anche quella di U Cinemittu, una delle sale cinematografiche più piccole d’Italia. Si trova a Longone Sabino, in provincia di Rieti, un piccolo paese dell’Appennino laziale, e dispone di appena dodici posti. Il progetto è nato dalla volontà di un gruppo di persone, tra cui l’attore Luca Marinelli, di creare un nuovo luogo di aggregazione culturale e contribuire alla vitalità del borgo. La sala è stata ricavata nei locali di un vecchio ufficio postale, trasformato in un piccolo cinema grazie al lavoro di volontari, associazioni e realtà del territorio.

Un progetto che ha un significato particolare in una comunità segnata, come molti piccoli centri delle aree interne, dallo spopolamento e dalla progressiva riduzione dei servizi. A Longone Sabino, aprire un cinema con dodici posti non è soltanto una scelta culturale. È anche un modo per affermare che un paese può continuare a essere un luogo nel quale incontrarsi, costruire relazioni e condividere esperienze. L’iniziativa ha contribuito ad attirare spettatori anche dai territori vicini e a riattivare altri spazi del paese, tra cui una vecchia osteria.

Una vicenda che dimostra come il valore di un’esperienza culturale non debba essere misurato necessariamente attraverso i grandi numeri. A volte bastano dodici poltrone, un proiettore e un gruppo di persone disposte a organizzarsi per restituire a un luogo una nuova funzione sociale.

Le voci del cinema italiano: da Marco Tullio Giordana a Valentino Picone

Accanto a queste esperienze, La splendida illusione raccoglie le testimonianze di alcuni protagonisti del cinema e della cultura italiana. Tra gli intervistati figurano Marco Tullio Giordana, Valentino Picone, Luca Marinelli, Silvano Agosti, Francesco Russo, Boris Sollazzo e Giovanna Gravina Volonté. Voci differenti, che contribuiscono a ricostruire il rapporto tra il pubblico, le sale cinematografiche e le trasformazioni dell’esperienza della visione. Il documentario mette in relazione il punto di vista di chi lavora nel cinema con quello delle persone che continuano a organizzare proiezioni nei propri territori.

Da una parte, la riflessione sul futuro dell’industria cinematografica e sulle abitudini degli spettatori. Dall’altra, le iniziative che nascono dal basso e che cercano di mantenere vivo il rapporto tra cinema e comunità. Ne emerge un racconto corale, nel quale il cinema non è considerato soltanto come produzione e distribuzione di opere audiovisive, ma anche come esperienza culturale e sociale. Un aspetto che assume un significato ancora più forte quando si osservano le realtà più piccole, dove la perdita di una sala può coincidere con la scomparsa di uno dei pochi luoghi pubblici di aggregazione.

Gli autori: «Non un’accusa né un requiem, ma una riflessione collettiva»

A spiegare il significato del documentario sono i suoi stessi autori, Giovanni Battista Origo, Elettra Raffaela Melucci e Gianmarco Formica, che hanno inviato a Glocal DOC una dichiarazione dedicata al rapporto tra il film e lo spirito del festival. «La splendida illusione si muove in una prospettiva glocal: parte dalla crisi e dalla progressiva scomparsa delle sale cinematografiche per interrogare una trasformazione che riguarda l’intero Paese». Una trasformazione che, secondo gli autori, non può essere letta soltanto attraverso i dati economici o le difficoltà dell’industria cinematografica. «Non vuole essere un’accusa né un requiem, ma una riflessione collettiva sul presente, sulle forme della socialità e sul posto che la cultura occupa nelle nostre vite».

È una distinzione importante, perché permette di comprendere l’impostazione del documentario. Il film non si limita a raccontare ciò che è scomparso, ma cerca di osservare ciò che continua a nascere. Non vuole ricostruire un passato idealizzato, ma individuare le esperienze che, nel presente, stanno modificando il rapporto tra il cinema e i suoi spettatori. In questa prospettiva, i progetti raccontati assumono un significato che va oltre la loro dimensione locale. Un cinema con dodici posti, un camion alimentato a energia solare o un’Ape Piaggio trasformata in schermo itinerante diventano esempi concreti di come sia possibile ripensare la partecipazione culturale.

Una storia glocal: il futuro del cinema nasce anche dai territori

Per gli autori, proprio nelle esperienze locali può essere individuata una possibile direzione per il futuro. «È nel locale, nelle esperienze che prendono forma nei territori, che possiamo riconoscere i semi di un fenomeno più ampio, capace di generare un cambiamento realmente dal basso». Non si tratta quindi di considerare queste iniziative come esperimenti marginali rispetto alla grande industria cinematografica. Al contrario, il documentario invita a riconoscere il loro valore culturale e sociale, osservando come alcune delle innovazioni più interessanti possano nascere proprio nei luoghi nei quali le strutture tradizionali hanno progressivamente perso terreno. Gli autori parlano di una dinamica già presente nella vita culturale italiana, «nelle energie e nelle iniziative che continuano a immaginarne il futuro».

È questo il significato più profondo del rapporto tra La splendida illusione e Glocal DOC – Storie locali, sguardo globale. Il film parte da singole comunità, da piccoli paesi e da esperienze particolari per interrogarsi su un cambiamento che riguarda l’intero Paese. E arriva a una considerazione che gli autori affidano alla conclusione della loro dichiarazione: «Perché è spesso da ciò che accade vicino a noi che prendono avvio trasformazioni capaci di andare ben oltre i confini del luogo in cui nascono». Una riflessione che riguarda il cinema, ma che può essere estesa al ruolo della cultura nella vita delle comunità. Perché difendere la possibilità di vedere un film insieme significa anche interrogarsi su quali luoghi di incontro vogliamo conservare e quali nuovi spazi siamo disposti a costruire.

Un documentario sostenuto da SIAE e Ministero della Cultura

La splendida illusione è un documentario italiano del 2026, diretto da Gianmarco Formica e scritto da Giovanni Battista Origo, Elettra Raffaela Melucci e Gianmarco Formica. Prodotto da Amaro Produzioni, il film è stato realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del programma Per Chi Crea 2024, dedicato al sostegno della creatività e dei giovani talenti. La sua partecipazione a Glocal DOC assume anche un significato particolare per il luogo nel quale verrà proiettato: il Cinema Nuovo di Varese, uno spazio culturale che da anni ospita cinema d’autore, documentari, incontri e iniziative realizzate in collaborazione con Filmstudio 90. Un cinema che è parte integrante della vita culturale cittadina e che rappresenta, anche attraverso la collaborazione con Glocal DOC, il valore della sala come luogo di incontro tra opere, autori e spettatori.

Come partecipare alla proiezione gratuita

Mercoledì 11 novembre 2026 – ore 18.30
Cinema Nuovo – Viale dei Mille 39, Varese

LA SPLENDIDA ILLUSIONE
Regia di Gianmarco Formica
Scritto da Giovanni Battista Origo, Elettra Raffaela Melucci e Gianmarco Formica
Italia, 2026 – Durata: 54 minuti
Produzione: Amaro Produzioni

Ingresso gratuito con prenotazione consigliata.

PRENOTA GRATUITAMENTE IL TUO POSTO

La splendida illusione è uno dei documentari in concorso alla quarta edizione di Glocal DOC, il festival del documentario in programma a Varese dall’8 al 12 novembre, con proiezioni gratuite al MIV – Multisala Impero Varese e al Cinema Nuovo, incontri con registi e autori, eventi speciali e appuntamenti dedicati alle scuole.

SCOPRI IL PROGRAMMA COMPLETO DI GLOCAL DOC 2026

Organizzato da

Con il supporto di

Main Sponsor

Sponsor

Patrocinio di

In collaborazione con

un ringraziamento a