Enrico Mentana all’assemblea della stampa online: «Il giornalismo vive una fase delicata, resisterà solo il locale»

Il settore dell’informazione sta vivendo un momento di profonda trasformazione, segnato da nuove abitudini di consumo e dall’arrivo delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Durante l’assemblea generale dell’ANSO, l’Associazione nazionale della Stampa online, il direttore del TG La7 e fondatore di Open, Enrico Mentana, ha tracciato un quadro sui modelli di business delle testate digitali.

Al centro del suo intervento c’è la difficoltà economica che colpisce l’intero comparto. Mentana ha sottolineato come l’idea di sostenere le redazioni esclusivamente con gli abbonamenti dei lettori non sia praticabile per tutti.«È illusorio che tutti possano sopravvivere con gli introiti dai lettori», ha spiegato il giornalista. «I giornali vivono con la pubblicità e poi con quella zona grigia di servizi compiacenti ma che dimostrano che il pesce puzza dalla testa. Tutto questo ci fa capire che il giornalismo vive una fase pre agonica. Gli editori devono trovare il modo di rendere sostenibili i giornali. Facciamo finta di salvare capre e cavoli ma tutti hanno lo stesso problema».

Un altro passaggio cruciale ha riguardato l’impatto dei social network e dei format televisivi sulla percezione del lavoro giornalistico. Secondo Mentana, il dibattito pubblico tende spesso a polarizzarsi a scapito dell’autorevolezza dei marchi editoriali.

«Si è perso il valore delle testate in quanto tale», ha dichiarato il fondatore di Open. «Soprattutto i social hanno creato divisioni ed è tutto bianco o nero. Gli stessi talk show sono contrapposizioni o parate. In questo si creano gli aspiranti martiri e c’è un’estensione narcisistica mai immaginata. Una volta era solo la televisione».

Il direttore ha poi evidenziato la dipendenza strutturale dal traffico web e la necessità di trovare punti di riferimento stabili. In questo contesto, le realtà territoriali rappresentano un presidio fondamentale.

«Le tournée teatrali servono a far soldi, ma il nostro problema resta lo stesso: abbiamo bisogno di traffico», ha proseguito Mentana. «In un mondo che cambia la sfida è tra solisti più che tra orchestre. Tutto ciò che abbiamo ereditato è totalmente anacronistico. Resisterà solo ciò che è local e può diventare Glocal e di esempi ce ne sono. Alcune fiammate locali sono interessanti ma non bastano».

Proprio il legame tra informazione locale e dimensione globale sarà il tema centrale della prossima edizione del Festival Glocal, in programma dal 12 al 15 novembre tra Varese e Castronno. Un appuntamento dedicato ai cambiamenti del giornalismo e alle nuove sfide del digitale. In conclusione, Mentana ha rivolto uno sguardo al futuro della professione e alle perplessità legate all’impatto delle nuove tecnologie sulla formazione dei giovani reporter.

«La dimensione locale è fondamentale perché il giornalismo si nutre di storie locali. Questa è la linea di sopravvivenza», ha ribadito. «Io non vedo altro che un percorso imprenditoriale e solidaristico che vedo difficile però. Questo è già successo nella carta stampata. Noi stiamo navigando a vista. Chi lo avrebbe detto che tutti saremmo passati dagli smartphone e non abbiamo la più pallida idea di cosa porterà l’AI. Che cosa potrà succedere non lo sappiamo. Siamo come i bottegai e bisogna cercare cosa sarà l’utile condiviso. Poi abbiamo un’altra questione: i giovani giornalisti. Come si formano quando puoi avere informazioni in pochi secondi?».

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