Come si diventa “news influencer”? Le opportunità dei social per i giornalisti

I social network hanno cambiato il modo di usufruire delle notizie e aprono nuove strade a chi vuole raccontare l’attualità. Il Digital News Report Italia 2026 rileva che per il 22% degli italiani le piattaforme digitali sono il primo canale per informarsi.

Si tratta di un terreno ancora ricco di opportunità, ma ci sono alcune strategie utili per chi vuole realizzare il proprio progetto in questo ambito. Ne parleremo insieme a Emanuele Capone, giornalista della redazione Digital de Il Secolo XIX, e a Silvia Isola, giornalista de Il Secolo XIX, al Festival Glocal in occasione del laboratorio in programma il 15 novembre dalle 11:00 alle 13:00 a Materia in via Confalonieri 5 a Castronno.

L’incontro Come usare i social per diventare news influencer approfondirà le regole deontologiche, il rapporto con la community e alcuni consigli pratici. L’evento garantisce crediti per la formazione professionale continua dei giornalisti, previa registrazione su formazionegiornalisti.it.

Informazione ai tempi dell’IA, «Il pubblico cerca gente che sa spiegare»

Orientarsi tra i contenuti in rete richiede attenzione e capacità d’analisi. La lotta alla disinformazione resta complicata, specialmente dopo l’arrivo dell’intelligenza artificiale.

«Quella contro le fake news è una battaglia contro i mulini a vento – evidenzia Emanuele Capone –. A renderla ancora più difficile negli ultimi due o tre anni è stato l’avvento dell’intelligenza artificiale, che permette di generare testi, immagini e audio in grado di apparire reali».

Il pubblico dei social, in particolare quello più giovane, mostra bisogni precisi. «Più che la cronaca – spiega il giornalista –, le persone cercano qualcuno che faccia chiarezza sull’attualità». Secondo Capone esiste quindi ancora spazio per fare approfondimento, anche sulle piattaforme che solitamente prediligono e premiano i contenuti brevi.

Fiducia e contenuti personali per costruire il legame con la community

I lettori under 30 tendono a seguire i creatori di contenuti di cui si fidano prima delle testate, ma costruire un legame solido con chi ascolta non è scontato e richiede spontaneità ed empatia.

«Anche per chi fa informazione sui social – suggerisce Capone – è utile pubblicare contenuti non necessariamente collegati agli argomenti che tratta di solito, per costruire la propria community. Io ogni tanto faccio dei video col mio gatto, parlo di un libro o di un videogioco che mi hanno colpito. Quel 20-30% di roba leggera fa sì che la community cresca e si avvicini anche ai contenuti di informazione».

Esistono inoltre strumenti come le newsletter che consentono di costruire un contatto diretto con i propri follower, al riparo dalle modifiche agli algoritmi.

«Con la newsletter le informazioni arrivano direttamente nella casella di posta: un click e sei dentro il contenuto. Questo permette ai giornali o ai giornalisti di scavalcare la gabbia dei social o i cambiamenti dei motori di ricerca e le AI Overviews che non fanno più cliccare le persone sui link degli articoli».

Un nuovo modo per avvicinarsi alla professione

L’evoluzione dei media ha trasformato anche l’ingresso nel mondo del giornalismo, offrendo percorsi alternativi a quelli tradizionali.

«Quando ho cominciato io a ventun anni – sottolinea Capone – la strada era praticamente solo quella: fai tutta la gavetta, le collaborazioni occasionali o il praticantato. Oggi c’è un’altra strada: puoi iniziare attraverso i social, farti conoscere, creare una tua community e poi da lì un giornale o un sito ti nota e ti può offrire un contratto».

L’intelligenza artificiale nel lavoro di redazione

L’organizzazione del lavoro autonomo richiede continuità, qualità e capacità nella gestione delle critiche. In questo percorso, le nuove tecnologie possono aiutare, ma senza sostituire la parte umana.

«Tutta la parte di scrittura – spiega Capone – me la faccio da solo, però l’IA può servire per un lavoro di affinamento: la sbobinatura, la ricerca dei punti più interessanti, l’armonizzazione di un passaggio ostico. Un po’ come a Hollywood, dove la usano per correggere piccolissimi dettagli: non inficia il lavoro originale, ma rende il prodotto finale più di qualità».

Il consiglio per chi vuole iniziare? «Non avere paura»

A volte però, l’ostacolo più grande per chi vuole seguire questo percorso è vincere la timidezza di fronte alla videocamera o al microfono. Superare le esitazioni iniziali resta però il primo passo per chi desidera fare informazione sui social.

«Il consiglio è non avere timore, non vergognarsi – afferma Capone –. La barriera all’ingresso è veramente bassa: non serve un investimento economico, serve uno smartphone, un po’ di dimestichezza che viene col tempo e l’impegno di portare contenuti di qualità».

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