«Ci interessa l’uomo del reato o l’uomo della pena?». È la domanda posta dalla direttrice della Casa circondariale di Montorio, a Verona, che attraversa Senza di loro, il documentario di Daniele Ferrero in programma giovedì 12 novembre alle ore 17 al MIV – Multisala Impero Varese, nell’ambito della quarta edizione di Glocal DOC. Una domanda che invita a riflettere su un tema complesso: che cosa accade nella vita di una persona dopo aver commesso un reato? E in che modo la pena può diventare anche un percorso di responsabilizzazione, capace di aprire prospettive differenti per il futuro?
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Il film affronta questi interrogativi attraverso la storia di Raffaele, un uomo che ha conosciuto l’esperienza del carcere e che, grazie all’incontro con gli animali e con le persone impegnate nel progetto della Città degli Asini, intraprende un percorso di cambiamento. L’ingresso alla proiezione è gratuito, con prenotazione consigliata. Il regista Daniele Ferrero sarà presente in salaper incontrare il pubblico e approfondire i temi del documentario. Un racconto che non cerca risposte semplici, ma osserva come la relazione con gli animali, il lavoro quotidiano e la fiducia possano contribuire alla ricostruzione di un’identità e alla possibilità di immaginare una vita diversa.
Raffaele e un futuro da ricostruire
Al centro di Senza di loro c’è la storia di Raffaele, ma il documentario non si limita a ricostruire il percorso individuale del protagonista. Attorno a lui si muovono infatti le persone che animano la Città degli Asini, una realtà impegnata negli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), attraverso attività educative, formative e sociali che utilizzano la relazione con gli animali come occasione di crescita e responsabilizzazione.
Il film segue la quotidianità del progetto, osservando il rapporto tra Raffaele, gli operatori e gli animali. Il percorso formativo, l’impegno in cucina e la partecipazione alla vita comunitaria diventano tappe di un cambiamento che non avviene improvvisamente, ma si costruisce attraverso gesti concreti.
Prendersi cura di un animale significa imparare a riconoscere i suoi bisogni, rispettarne i tempi, assumersi responsabilità e costruire una relazione fondata sulla fiducia. Sono esperienze che richiedono continuità, attenzione e disponibilità verso l’altro. Per Raffaele diventano anche un modo per confrontarsi con sé stesso e con le conseguenze delle proprie scelte. Il documentario sceglie uno sguardo intimo e discreto, lasciando che siano le attività quotidiane e le relazioni tra le persone a raccontare la complessità di questo percorso. Ne emerge una narrazione corale, nella quale l’esperienza individuale del protagonista si intreccia con il lavoro degli operatori e con il significato sociale del progetto. [lefoto id=2201329]
«Ci interessa l’uomo del reato o l’uomo della pena?»
Nella dichiarazione inviata appositamente a Glocal DOC, Daniele Ferrero parte dalla domanda posta dalla direttrice della Casa circondariale di Montorio per spiegare il senso del suo documentario. «Ci interessa l’uomo del reato o l’uomo della pena?». Un interrogativo che non mette in discussione la responsabilità per ciò che si è commesso, ma invita a riflettere sul rischio di considerare una persona esclusivamente attraverso il proprio passato.
Il regista spiega che questa domanda attraversa la storia di Raffaele, «aprendo alla possibilità di non rimanere per sempre definiti da ciò che si è fatto». Raccontare un’esperienza come quella vissuta dal protagonista significa quindi andare oltre la descrizione della condizione carceraria e interrogarsi sulle prospettive che possono aprirsi dopo la pena. «Raccontare questa esperienza significa allora interrogarsi sulla pena e, soprattutto, su ciò che viene dopo», osserva Ferrero.
È uno degli aspetti centrali del documentario: il rapporto tra la responsabilità per le proprie azioni e la possibilità di costruire una diversa relazione con gli altri e con la società. Una possibilità che non cancella il passato e non può essere considerata automatica, ma richiede un percorso fatto di impegno, confronto e cambiamento. Il film affronta questo tema evitando di trasformarlo in una contrapposizione tra condanna e perdono. Al centro rimane la domanda su quale spazio possa avere, nella vita di una persona, la capacità di assumersi nuove responsabilità.
Alla Città degli Asini, la cura diventa un’esperienza reciproca
Uno degli elementi più significativi di Senza di loro è il ruolo assunto dagli animali nel percorso del protagonista. La Città degli Asini è una cooperativa sociale attiva tra il Veneto e il territorio veronese, che realizza interventi assistiti con gli animali rivolti a persone con esigenze educative, sociali e riabilitative differenti.
Tra i progetti sviluppati dalla cooperativa c’è Orme Oltre le Mura, un’iniziativa avviata presso la Casa circondariale di Montorio, nella quale le attività con i cani offrono alle persone detenute occasioni di formazione, lavoro e responsabilizzazione. Il progetto è nato nel 2013 e si è progressivamente sviluppato fino alla realizzazione di una pensione per cani all’interno dell’istituto penitenziario, coinvolgendo i detenuti nella gestione quotidiana degli animali e in percorsi formativi specifici.
Accanto alle attività svolte in carcere, la cooperativa promuove interventi assistiti con gli animali anche nei propri centri esterni, dove il rapporto con gli asini assume una particolare importanza. È proprio questa relazione a essere al centro del racconto di Ferrero. «Il lavoro con gli animali diventa per Raffaele uno spazio concreto in cui sperimentare responsabilità, fiducia e immaginare una vita diversa», spiega il regista.
Ma l’aspetto forse più interessante è la reciprocità della relazione. «La cura, nel film, non procede in una sola direzione: Raffaele si occupa di animali e, nel farlo, si occupa anche di sé stesso». Non si tratta quindi soltanto di imparare un’attività o acquisire competenze utili per il futuro. Il rapporto con gli animali diventa un’occasione per modificare il proprio modo di stare insieme agli altri e, progressivamente, anche la percezione di sé. Come osserva ancora Ferrero, è attraverso questa esperienza che cambia il modo in cui Raffaele guarda al proprio futuro.
Un progetto che unisce formazione, lavoro e reinserimento
L’esperienza raccontata nel documentario si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo che il lavoro e le attività sociali possono avere nei percorsi di reinserimento delle persone detenute. Nel caso di Orme Oltre le Mura, la collaborazione tra la cooperativa sociale La Città degli Asini e la Casa circondariale di Montorio prevede attività strutturate che uniscono la cura degli animali alla formazione professionale.
I partecipanti possono acquisire competenze nella gestione dei cani, imparare a collaborare con altre persone e confrontarsi con responsabilità concrete. Nel luglio 2026, all’interno del carcere di Montorio, sono stati consegnati gli attestati a 15 detenuti che avevano completato un corso per operatori di canile.
Un’esperienza che mostra come il rapporto con gli animali possa diventare parte di un percorso educativo, ma anche un’occasione per acquisire capacità utilizzabili successivamente nel mondo del lavoro. Il tema non riguarda soltanto il carcere. Riguarda anche la società nella quale le persone tornano a vivere, la disponibilità a riconoscere i cambiamenti e la possibilità di creare contesti nei quali esercitare concretamente le responsabilità acquisite. È in questa dimensione che il documentario trova uno dei suoi interrogativi più importanti: come si può immaginare un futuro diverso se non esistono occasioni reali per provare a costruirlo?
«Non una storia di salvezza, ma di possibilità»
Nella riflessione dedicata a Glocal DOC, Daniele Ferrero insiste su un punto che aiuta a comprendere il taglio del documentario. «Senza di Loro non è quindi una storia di salvezza, ma di possibilità». Una distinzione importante, perché evita di ridurre il percorso del protagonista a un racconto rassicurante nel quale il contatto con gli animali risolve improvvisamente le difficoltà di una vita. La trasformazione di Raffaele non viene presentata come una cancellazione del passato, ma come un processo che richiede tempo, assunzione di responsabilità e nuove relazioni.
La possibilità di cambiare non coincide necessariamente con la certezza di riuscirci. Significa, prima di tutto, non considerare il proprio futuro come qualcosa di già interamente determinato dagli errori commessi. Ferrero conclude la sua dichiarazione spiegando che la possibilità raccontata dal documentario è «quella di cambiare, di essere nuovamente riconosciuti dagli altri e, forse, di tornare a riconoscere sé stessi». È una riflessione che supera la vicenda personale di Raffaele e riguarda il rapporto tra l’individuo e la comunità. Chi decide quando una persona può essere considerata diversa da ciò che è stata? E quali condizioni rendono possibile riconoscere un cambiamento senza dimenticare le responsabilità del passato? Sono domande che attraversano il film e che trovano nella relazione con gli animali un punto di osservazione concreto.
Dal carcere di Montorio a Glocal DOC, una storia locale che interroga tutti
Il documentario di Ferrero parte da una realtà specifica, quella del territorio veronese e della collaborazione tra il carcere di Montorio e la Città degli Asini. Ma i temi che affronta appartengono a un dibattito molto più ampio: il significato della pena, la funzione rieducativa del carcere, le opportunità di reinserimento e il rapporto tra responsabilità individuale e riconoscimento sociale. È proprio questa capacità di partire da una storia e da un territorio per affrontare questioni universali a rendere Senza di loro particolarmente coerente con il tema di Glocal DOC – Storie locali, sguardo globale.
Il percorso di Raffaele diventa così un’occasione per interrogarsi su come una comunità possa accompagnare il cambiamento di una persona e sul ruolo che le relazioni, il lavoro e la cura possono avere nella costruzione di nuove possibilità. Il film non offre soluzioni valide per ogni esperienza, ma invita a osservare da vicino una realtà nella quale questi interrogativi si traducono in attività quotidiane e rapporti concreti. La presenza del regista Daniele Ferrero alla proiezione di Varese permetterà al pubblico di approfondire la realizzazione del documentario, il rapporto con i protagonisti e le scelte narrative che hanno guidato il racconto.
Come partecipare alla proiezione gratuita
Giovedì 12 novembre 2026 – ore 17.00
MIV – Multisala Impero Varese
SENZA DI LORO
Regia di Daniele Ferrero
Italia, 2026 – Durata: 61 minuti
Ospite in sala: Daniele Ferrero, regista.
Ingresso gratuito con prenotazione consigliata.
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I biglietti prenotati devono essere ritirati il giorno stesso della proiezione entro 30 minuti dall’inizio.
Senza di loro è uno dei documentari in concorso alla quarta edizione di Glocal DOC, il festival del documentario in programma a Varese dall’8 al 12 novembre, con proiezioni gratuite al MIV – Multisala Impero Varese e al Cinema Nuovo, incontri con registi e autori, eventi speciali e appuntamenti dedicati alle scuole.
































