Privacy e diritto all’oblio nel web: la Rete ricorda tutto #glocal15

di Ilenia Inguì

 

“L’oblio su internet non esiste” lo ha detto Fulvio Sarzana, avvocato ed esperto di diritto della rete nel corso del panel “Diritto all’oblio, Carta di Treviso, Privacy: la deontologia nel web” al Festival del giornalismo locale e globale di Varese. La dimensione digitale e crossmediale dell’informazione ha annullato i tradizionali riferimenti spazio-temporali. Ad intervenire: Mario Consani, Ordine dei giornalisti Lombardia, Giovanna Bianchi Clerici, componente del Garante Privacy e Antonio Rossano, giornalista esperto di comunicazione.

Che cosa è oggi la deontologia nel web? Mai come in questo periodo è fondamentale garantire il rispetto della privacy e il diritto all’oblio: la rete non dimentica.

Ma è un paradosso che nasce in partenza: se diamo informazioni sul web, siamo noi a creare il pericolo.

Il codice della privacy contiene al suo interno delle norme riferite al trattamento giornalistico. Non bisogna dimenticare l’importanza di rispettare i valori fondanti della professione giornalistica, primo tra tutti la deontologia. Ma nel web circola un meccanismo diverso: se si chiede a un soggetto di attualizzare la notizia, tutte le informazioni tornano a galla, il cosiddetto “effetto Streisand”: il tentativo di censurare o rimuovere un’informazione provoca, invece, l’ampia pubblicizzazione.

Al festival del giornalismo locale e digitale si parla di diritto all’oblio: che cos’è la deontologia oggi nel web? Tutto nasce dalla sentenza di un anno e mezzo fa della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha stabilito che è nel diritto dei cittadini europei richiedere ai motori di ricerca online l’eliminazione dalle loro pagine dei risultati di eventuali link che rimandino verso “contenuti non più rilevanti” che li riguardano.

Secondo Fulvio Sarzana, avvocato ed esperto di diritto della rete, questo diritto, per questioni tecnologiche, non può esistere: infatti, sono gli utenti stessi che in qualche modo fanno sì che la loro privacy venga pubblicizzata: chi pubblica le foto in rete rinuncia implicitamente alla privacy. Sarzana fa l’esempio di Barbra Streisand, la quale intentò un’azione legale nei confronti del sito web Pictopia e del fotografo Kenneth Adelman al fine di ottenere un risarcimento di 10 milioni di dollari e la rimozione dal citato sito di quelle immagini di Adelman che, a giudizio della cantante, mettevano in pericolo il suo diritto alla privacy in quanto raffiguravano la propria villa a Malibu.

Il fotografo si difese sostenendo che i suoi scatti avevano solo scopo documentale, in quanto tesi a rappresentare l’erosione costiera della regione e che le immagini sarebbero state disponibili al pubblico nel quadro di un progetto di monitoraggio delle coste californiane. La notizia della denuncia di Barbra Streisand ebbe l’effetto di moltiplicare l’attenzione sulla fotografia incriminata della sua villa, la quale passò da poche migliaia a più di 420 000 visualizzazioni nel mese successivo alla notizia.

Per Mario Consani dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, spesso il diritto all’oblio ha ostacolato il lavoro di ricerca dei giornalisti e cita la Carta di Milano (che non c’entra niente con quella di Expo), che regola la cronaca nera e notizie concernenti detenuti ed ex detenuti.

Giovanna Bianchi Clerici, componente del garante della privacy, precisa che deindicizzare non significa rimuovere un articolo di giornale, ma vuol dire solamente non farlo più apparire sui motori di ricerca; fino ad adesso sono pervenuti al collegio 50 richieste di rimozione dai risultati dei motori di ricerca. Tuttavia, Fulvio Sarzana ritiene che tutto questo non sia attuabile, poiché la rettifica sul web serve solo a fare riemergere il fatto che si voleva cancellare.

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